BADANTI CONTRO PENSIONATI E LITIGA ANCHE IL SINDACATO
Le badanti straniere accusano gli anziani di non rispettare il
contratto, di non versare i contributi. Gli anziani accusano le
badanti di mentire, di approfittarsene. In mezzo c' è il sindacato,
che difende le lavoratrici dell' Est e fa arrabbiare i nonni, spesso
iscritti da decenni, fedelissimi della Cgil come succede a tanti in
Emilia. E che non vogliono passare per padroncini sfruttatori. Una
storia raccontata dalle lettere di protesta degli iscritti arrivate
alla Cgil di Bologna, che segue cinquecento badanti l' anno contro
gli anziani e le loro famiglie. Gli anziani con tessera della Cgil
in tasca da una vita non ci stanno a passare come nemici: «Ma perché
il mio sindacato crede alla badante e non crede a me che l' ho
assunta? Io le ho dato il giusto. Perché mi considera uno
sfruttatore?».
C' è una guerra tra le badanti dell' Est e gli anziani. Anche dentro
il sindacato, dove dall' oggi al domani un iscritto costretto ad
assumere una badante dell' Est si trova sul banco degli imputati,
anzi peggio: su quello dei «datori di lavoro» o «padroni». ll
problema scoppia quasi sempre quando muore la persona da assistere.
Il contratto si interrompe e le badanti si rivolgono al sindacato
per rivendicare i loro diritti contro la famiglia che le aveva
assunte, magari in nero, magari quando erano ancora clandestine.
Chiedono il conto di ore non pagate, ferie e festività non godute,
Tfr, contributi non versati. Il sindacato gira il conto ai «datori
di lavoro», che però sono spesso pensionati con scarsi mezzi che
pensano di aver dato alle "assistenti familiari" anche troppo.
Magari è vero, ma nessuno lo può dimostrare. La pratica si definisce
con una conciliazione al sindacato o alla Direzione del Lavoro.
Siccome non ci sono prove certe, alle badanti viene riconosciuto il
50 per cento delle pretese. Ma il tutto avviene tra le proteste. «I
pensionati iscritti al nostro sindacato si sentono traditi», ammette
Ramona Campari, che l' anno scorso ha siglato per la Cgil il
contratto nazionale della badanti. «Ma per quanto sia difficile
considerare un anziano costretto ad assumere assistenti straniere
una nostra controparte, è altrettanto vero che le straniere dobbiamo
ascoltarle e aiutarle. Sono lavoratrici come tutte le altre». Un
nodo difficile da sciogliere «perché non si sa a chi credere, chi
può dire chi ha ragione?», ribatte Bruno Pizzica, capo della nutrita
pattuglia degli iscritti pensionati tra i quali si diffonde il
malumore. Scrive Giacomo Bollini, un vecchio iscritto che aveva
assunto una badante ucraina per assistere i genitori, entrambi
deceduti: «Dopo il lutto, questa signora è andata alla Cgil e mi è
arrivato a casa un foglio con i soldi che le spetterebbero secondo
la sua versione. Poi con quello è andata da un avvocato: chiunque
può andare alla Cgil, dichiarare il falso e senza testimoni
richiedere ingenti somme di denaro? E così che la Cgil tutela i
nostri diritti?». Sono lettere del genere che mettono in crisi il
ruolo del sindacato chiamato a tutelare contemporaneamente due
gruppi in conflitto tra loro. Tempo fa, dopo una letteraccia simile,
il segretario Pizzica scrisse un invito interno ai compagni «a
rispettare questi iscritti che non sono solo datori di lavoro, non
sono solo persone, ma parti integranti della nostra stessa storia».
Su un punto sembrano però tutti d' accordo: «Così non può
continuare, questa situazione è destinata a diventare
ingovernabile». Lo sostiene anche il segretario generale della
Camera del Lavoro di Bologna Cesare Melloni: «È la Bossi-Fini ad
aver creato questa situazione, bisogna ricreare le condizioni di un
welfare moderno in cui il pubblico si deve fare carico di garantire
questi delicati rapporti tra le famiglie che hanno bisogno e le
donne straniere».
Fonte: Repubblica.it
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